Archivio per la categoria 'Nostre attività'

Fessura Buhl (Cima Canali)

03 set 2010 in Nostre attività, Varie, roccia

nuvole e luci tra le Pale

ripetizione del 22 agosto 2010 – presenti:  Giancarlo Giovanetti, Claudio Ruffini,  Daniele Paciotti

Dicono che la fessura Buhl sia una tra le più belle vie delle Pale di San Martino. Non conoscendone altre non posso affermare il contrario e nulla mi può suggerire che non sia vero:  la roccia è sempre ottima, il panorama è stupendo, la via logica e dritta sembra sia stata prima progettata su carta e poi sia stata costruita la montagna. Leggi tutto…

Aiguilles Du Diable

30 ago 2010 in Alpinismo, Nostre attività

Le Aiguilles du Diable si compongono di cinque ardite guglie che svettano sulla cresta sud-est del Mont Blanc du Tacul a oltre 4000 metri di quota ( http://www.gulliver.it/uploaded_gulliver/big/20080730114700.jpg)  La traversata delle Aiguilles du Diable, è una arrampicata aerea ed esposta che si svolge in ambiente superbo su di un ottimo granito “compatto”, dove occorre anche una buona dose di esperienza per adattarsi alle sempre mutevoli condizioni della parete ed effettuare senza complicazioni le necessarie e non elementari calate in corda doppia.

Difficoltà D+ ( V / 45° ) o D+ ( V / 40° )
Dislivello: 700m o 900m

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Aggiornamento istruttori

16 lug 2010 in Nostre attività

Boulder after dinner

Boulder after dinner

Boulder after dinner

Boulder after dinner

pratica di piolet traction

pratica di piolet traction

Boulder after dinner

Boulder after dinner

Boulder after dinner

Boulder after dinner

massi su di un masso

massi su di un masso

massi su di un masso

massi su di un masso

Claudio e Daniele

Claudio e Daniele

Simone

Simone

al rifugio Chabot

al rifugio Chabot

Laghetto alla base del ghiacciaio di Laveciau

Laghetto alla base del ghiacciaio di Laveciau

prova di recupero da crepaccio con sistema Vanzo

prova di recupero da crepaccio con sistema Vanzo

Sul ghiacciaio di Laveciau

Sul ghiacciaio di Laveciau

marcia sul Ghiacciaio di Laveciau

marcia sul Ghiacciaio di Laveciau

marcia sul Ghiacciaio di Laveciau

marcia sul Ghiacciaio di Laveciau

aspettando la cena al rifugio Chabot

aspettando la cena al rifugio Chabot

P1030900Il programmato aggiornamento di alta montagna in ambiente glaciale degli istruttori della Scuola “Sibilla” si è concluso ieri,  domenica 20 giugno 2010, sotto una nevicata che ci ha indotto a prendere gli zaini e scendere a valle. Di sicuro quello che credevamo un evento eccezionale per l’inizio dell’estate, è stato poca cosa se paragonato a quanto avvenuto in altre parti dell’arco alpino. La Valle d’Aosta, infatti, è stata marginalmente interessata dalla perturbazione che ha fatto scendere neve e termometro sotto zero come fosse pieno inverno.

Ma ciò è bastato per infrangere i nostri esigui sogni di salire la parete nord-ovest del Gran Paradiso che, anche se ritenuta troppo carica di neve e quindi rischiosa, vagavano, come pur remota possibilità, nelle nostre menti. Appunto, proprio perché i sogni muoiono all’alba, i nostri  si sono infranti al bip-bip di una sveglia elettronica e la vista del cattivo tempo  ci ha tolto ogni speranza e forse qualche guaio.
Ma la salita al Gran Paradiso sarebbe stata la ciliegina sulla torta, il momento ludico per fare alpinismo nei luoghi che hanno dato origine a questo sostantivo, perché il vero scopo dell’aggiornamento era quello di rivedere e mettere in atto tutte quelle tecniche che permettono di frequentare, nella maggiore sicurezza possibile,  questi luoghi tanto affascinanti quanto severi.
Il programma è stato completamente rispettato con piena soddisfazione dei 13 partecipanti  nelle due  giornate antecedenti la  infruttuosa domenica sotto la supervisione di Giampiero Lacché, che, fresco degli ultimi aggiornamenti tecnici e delle “chicche” che gli derivano dal far parte (a pieno merito) della Scuola Centrale di Alpinismo, Scialpinismo ed Arrampicata Libera del C.A.I. ha tenuto due “letio magistralis”.
Breve cronaca:
Venerdì 18 giugno, dopo aver pernottato al rifugio Chabod ( 2.750 m.) in alta Val Savaranche  il gruppo formato da 11 persone (Busco e Venturi ci hanno raggiunto nella serata) s’incamminava di buon passo verso il ghiacciaio di Laveciau, imponente massa glaciale a cavallo tra il Piccolo e Gran Paradiso. Sereno pieno e grandi aspettative. Arrivati all’imbocco del ghiacciaio i partecipanti si legavano in cordata per raggiungere due fasce di imponenti  seracchi a quota 3.350 m. circa. Qui venivano svolte, per gran parte della giornata, le manovre per il recupero da crepaccio. Anche se spesso si sbirciava la sovrastante parete nord-ovest del Gran Paradiso con la speranza che questa scaricasse l’insolito accumulo di neve formatosi per permetterci di salirla in uno dei due giorni successivi,  la concentrazione a quanto veniva fatto è stata massima anche perché, se certe manovre vengono fatte superficialmente, possono procurare grossi guai e noi tutti eravamo fortemente interessati alla nostra pelle. Ciascuno di noi, a turno, si è gettato, non senza un po’ di stress, da un seracco reputato   idoneo alla esercitazione, simulando una caduta accidentale in un crepaccio mentre il compagno lo tratteneva. Quest’ultimo doveva poi approntare un ancoraggio definitivo dopo essere passato da quello provvisorio che, come si sa, viene allestito con il cordino da ghiacciaio fissato alla corda di cordata con un prusik. La fase successiva, quella del recupero vero e proprio, veniva fatto con il metodo Vanzo. Tralascio la metodica che porterebbe via parecchio tempo e pagine per sintetizzare che se le manovre necessarie vengono eseguite correttamente, una sola persona è in grado di tirare fuori da un crepaccio il compagno di cordata se questi è in grado di collaborare. Qualche problema è stato invece rilevato sul funzionamento del nodo autobloccante Machard:se le corde sono bagnate come lo erano le nostre, gli ausili meccanici o l’autobloccante Backman danno dato migliori risultati. Simone C., infatti, usando il primo metodo non è riuscito a tirare fuori il compagno lasciandolo sospeso nel vuoto. Questi ha promesso che si fosse salvato gli avrebbe “trombato” la ragazza. L’appeso si è salvato grazie all’intervento di una squadra di soccorritori…. come andrà a finire non si sa.
Fine della giornata e ritorno al rifugio dove una buona cena e molta ma molta di birra hanno ristorato il gruppo.
Sabato 19 giugno, ritorno al ghiacciaio Laveciau ma altra destinazione con altri obiettivi tecnici. La giornata è abbastanza buona ma non soleggiata come il giorno precedente. Prove da fare: tecnica di piolet-tration, discesa in conserva corta (non assicurati), risalita con la stessa tecnica e discesa in corda doppia su vite da ghiaccio con recupero della stessa e su Balakov (foratura del ghiaccio con due viti convergenti, passaggio della corda o cordino da lascio nei fori comunicanti; un atto di fiducia sul proprio operato e sulla Provvidenza. Un ammasso di seracchi o qualcosa di simile era il nostro terreno di gioco conteso con la Scuola  della Regionale Lombardia che esaminava gli aspiranti istruttori di scialpinismo. Cordate da due o da tre. La salita presentava pendenze disomogenee, dai  50° in partenza fino al quasi verticale. Nei due tiri corti di circa 30/40 metri l’uno che si sono succeduti per ciascuna delle due salite, le soste e le protezioni venivano fatte con viti da ghiaccio. Per fare ciò bisognava prima scalzare la neve fino a trovare il ghiaccio vivo. Quello che ci ha meravigliato è stato il fatto che una neve che oserei definire “andina” rimaneva attaccata alla parete anche su pendenze molto elevate sfidando la legge di gravità (anche questo, segno che il nostro clima sta cambiano diventando sempre più tropicale). Ciò ha favorito l’ascesa alle pendenze più accessibili e complicata in quelle più sostenute. Anche con questa incognita, tutto si è svolto nel migliore dei modi e la giornata è trascorsa in una alternanza di caldo-freddo tipica degli ambienti glaciali che ha messo ulteriormente alla prova il gruppo  come se non fosse già bastato l’impegno richiesto. Il rientro allo Chabod è stato il meritato riposo ad una giornata niente affatto oziosa.
Domenica 20 giugno…….. “tutti a casa” .
A mio parere un elogio particolare lo hanno meritato i giovani che hanno dimostrato un interesse, una partecipazione ed una competenza non comuni ripagando la lungimiranza delle scelte della Scuola “Sibilla” che ha investito su di loro per un  ampliamento dell’organico tecnicamente qualificato.
prova di recupero da crepaccio con sistema Vanzo

prova di recupero da crepaccio con sistema Vanzo

Il programmato aggiornamento di alta montagna in ambiente glaciale degli istruttori della Scuola “Sibilla” si è concluso ieri,  domenica 20 giugno 2010, sotto una nevicata che ci ha indotto a prendere gli zaini e scendere a valle. Di sicuro quello che credevamo un evento eccezionale per l’inizio dell’estate, è stato poca cosa se paragonato a quanto avvenuto in altre parti dell’arco alpino. La Valle d’Aosta, infatti, è stata marginalmente interessata dalla perturbazione che ha fatto scendere neve e termometro sotto zero come fosse pieno inverno.

Ma ciò è bastato per infrangere i nostri esigui sogni di salire la parete nord-ovest del Gran Paradiso che, anche se ritenuta troppo carica di neve e quindi rischiosa, vagavano, come pur remota possibilità, nelle nostre menti. Appunto, proprio perché i sogni muoiono all’alba, i nostri  si sono infranti al bip-bip di una sveglia elettronica e la vista del cattivo tempo  ci ha tolto ogni speranza e forse qualche guaio.

Ma la salita al Gran Paradiso sarebbe stata la ciliegina sulla torta, il momento ludico per fare alpinismo nei luoghi che hanno dato origine a questo sostantivo, perché il vero scopo dell’aggiornamento era quello di rivedere e mettere in atto tutte quelle tecniche che permettono di frequentare, nella maggiore sicurezza possibile,  questi luoghi tanto affascinanti quanto severi.

Il programma è stato completamente rispettato con piena soddisfazione dei 13 partecipanti  nelle due  giornate antecedenti la  infruttuosa domenica sotto la supervisione di Giampiero Lacché, che, fresco degli ultimi aggiornamenti tecnici e delle “chicche” che gli derivano dal far parte (a pieno merito) della Scuola Centrale di Alpinismo, Scialpinismo ed Arrampicata Libera del C.A.I. ha tenuto due “letio magistralis”.

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Haute Route Chamonix-Zermatt 25-30 Aprile 2010

04 giu 2010 in Nostre attività

IMG_2970 (Large)

Partecipanti:

Bonomo Daniele

Cofani Simone

Giovanetti Giancarlo

Baldini Luca

(dalla Cabane de Valsorey: con Mario Fonzo ed Andrea)

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scialpinismo “ARTICO”

13 apr 2010 in Nostre attività

 

4Da quando Andrea, in dicembre, al ritorno dalla prima gita nei Sibillini, buttò là l’ idea di uno scialpinismo all’estremo nord non ho fatto altro che pensarci su.  Dopo innumerevoli anni di scialpinismo appenninico ed alpino andare a vivere una esperienza veramente diversa non poteva che essere un completamento.

Isola di  Spitzbergen – Svalbard – protettorato Norvegese – latitudine 78° 25’ N – a  più di 5000 km da casa ! 20 – 28  marzo – quando gli isolani hanno celebrato, da poco, la “festa del SOLE”.

Preparativi complessi, come per ogni evento particolare, soprattutto per l’inusuale ambiente da affrontare e poi un buon  allenamento fisico per  sopportare con tranquillità il “ minimo sindacale” .

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