SV500005 (Medium)30.01.2010 Uffa, …ancora un ennesimo aggiornamento sull’ A.R.V.A. che ora ha assunto, per contrasti con i nostri “cugini” francesi, che hanno il copright della sigla, un nome ancora più antipatico e difficile da ricordare “A.R.T.V.A.” (Apparecchio di Ricerca per Travolti da Valanga).

Ma se facciamo un altro  aggiornamento  obbligatorio della Scuola Centrale di Alpinismo, Sci-Alpinismo e Arrampicata Libera del C.A.I.  il giorno 27 febbraio 2010, pena la sospensione dall’albo degli istruttori, che bisogno c’è di perdere ancora una giornata di sci-alpinismo, anche se il tempo è inclemente? Sono questi i pensieri che mi passano per la testa mentre percorro il breve tragitto che mi porterà al campo    permanente A.R.T.V.A. di Frontignano. Ma il direttore della nostra Scuola, Claudio Busco, è stato categorico : “ bisogna esercitarsi, esercitarsi ed ancora esercitarsi  perché in caso di travolgimento da una valanga la vita di ognuno di noi dipende dalla rapidità d’intervento dei compagni di gita, vale a dire entro i primi 15 minuti, altrimenti possiamo recuperare soltanto corpi inermi ” ed aveva ragione visto quello che è capitato il giorno dopo al Gran Sasso dove due alpinisti su tre sono stati uccisi da una slavina e nessuno dei tre aveva l’ARTVA.

Per questo, nonostante la fitta nevicata che nelle 5 ore di prove ha ricoperto il suolo di almeno 40 centimetri di neve, sabato 31 gennaio 2010  tutti gli istruttori della Scuola Sibilla  erano sul luogo convenuto.

L’esercitazione, coordinata dall’ INSA Guglielmi Giancarlo, responsabile, con delega regionale, alla gestione della struttura è stata suddivisa in cinque fasi:

  • Descrizione delle apparecchiature esistenti sul campo prova e loro funzionamento,
  • Descrizione degli Artva attualmente più in uso (sia analogici che digitali) e loro funzionamento,
  • Ricerca con ARTVA analogico
  • Ricerca con ARTVA digitale ed eventuale commutazione in analogico
  • Sondaggio organizzato con simulatore (manichino)

Dopo una dettagliata descrizione sul funzionamento delle apparecchiature  in uso, si è passato alla simulazione della ricerca vera e propria, prima di un solo “travolto”, successivamente di due o più “travolti”, fino ad un massimo di quattro. In ultimo si è proceduto alla simulazione di una “ricerca organizzata” (con sonde e pale) di un manichino sepolto sotto più di un metro di neve.

Ciascun componente dell’organico si è esercitato lungamente e con soddisfacente abilità nelle tre esercitazioni pratiche.

Conclusioni:

Nella ricerca di un solo “travolto” l’uso del vecchio apparecchio ARTVA analogico è ancora più che valido (se utilizzato adeguatamente), anzi la localizzazione della “vittima” è risultata, in alcune ricerche, più veloce di quanto non lo sia stata con l’apparecchio digitale (quest’ultimo ha bisogno di un minimo di tempo per elaborare tutti i segnali che gli arrivano dall’apparecchio in trasmissione) .

Diversamente nella ricerca di due o più “travolti” il sistema digitale ha fatto la differenza rivelandosi indubbiamente più veloce, sono stati       ritrovati in pochissimi minuti ed in maniera molto precisa i quattro simulatori presenti  sul campo.

L’esercitazione di sondaggio ha invece permesso a tutti gli istruttori di conoscere bene il sistema organizzativo usato in questi casi dai tecnici di soccorso alpino e di distinguere l’impatto della sonda con un corpo molle. 

Un particolare ringraziamento va all’INSA Giancarlo Guglielmi che con grande capacità e disponibilità ha diretto e coordinato l’intera giornata di esercitazione.

Marino S.