ROCCIA

Ogni volta che ci accingiamo a percorrere un itinerario alpinistico su roccia o una via in falesia ci poniamo il problema di conoscerne il grado di difficoltà in modo di valutare se saremo capaci di portare a termine il nostro viaggio breve o lungo che esso sia. La necessita di soddisfare l’esigenza sopraccitata ha fatto si che fin dall’inizio del secolo scorso i “frenquentatori del  verticale” si siano posti il problema di definire le difficoltà incontrate lungo i loro percorsi.

Scala Welzembach

Corre l’anno 1925 e dopo alcune proposte che non riscuotono largo interesse, la scala che riesce a prendere piede e ottenere un ampio consenso è quella elaborata da un gruppo di alpinisti di Monaco e presentata al grande pubblico da Willo Welzenbach da cui prenderà il nome. Questa scala delle difficoltà alpinistiche all’atto del suo concepimento è suddivisa in sei gradi rappresentati con numeri romani e va dal I (pasaggio elementare) al VI (passaggio al limite delle possibilità umane).  

La Scala di Monaco anche se ha il grande pregio di fornire agli alpinsti un sistema di valutazione “standard” porta in se un grave difetto non è aperta verso l’alto, in quanto gli ideatori stimavano che il sesto grado fosse il limite massimo delle capacità umane.  La storia ci dice che la stima si rivelerà alquanto infelice. Pochi anni dopo la sua presentazione Domenico Rudatis suggerisce l’inserimento del mezzo grado e cioè il segno -- (meno) o il + (più) affianco al numero romano dando così la possibilità alla scala di arrivare al mitico sesto grado superiore. 

Anche se ancora macchiata del suo peccato originale nel 1967 la scala Welzembach diventa ufficialmente la scala della Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche (U.I.A.A.). Ci vorranno altri undici anni (1978) e le imprese di R. Messner e R. Karl per ”strappare”   all’U.I.A.A. l’introduzione del settimo grado; è da precisare che la scala non è ancora aperta verso alto ma prevede solo un grado in più il VII appunto.

Vista con gli occhi di oggi la scelta fatta nel ’78 di aggiungere solo un grado senza aprire la scala sembra abbastanza singolare se pensiamo che il passo chiave della Via Messner aperta sul Sass d’la Crusc nel 1968 oggi viene valutato di ottavo grado e che solo un anno dopo il tanto agognato inserimento del settimo grado (1979) Tony Yaniro libererà Grand Illusion 8a (X- !!), due prestazioni una alpinistica e l’altra sportiva che avrebbero potuto dare un segnale significativo delle effettive possibilità umane.  

La definitiva apertura verso l’alto della scala averrà solo nel 1985. Il riconscimento tardivo delle reali capacità dell’uomo ha fatto si che per diversi anni ci fosse un pò di confusione nella gradazione delle vie, un problema che oggi è quasi del tutto risolto grazie, anche, alla stesura di nuove guide redatte da alpinisti scrupolosi che si sono presi la briga di salire molte delle vie che hanno poi relazionato.

Dopo questo lungo e travagliato percorso storico oggi la Scala Welnzenbach rappresenta lo strumento di valutazione degli itinerrai alpinistici più utilizzato nel nostro paese e in quelli che toccano l’arco alpino e le sue caratteristiche possono essere così riassunte:

a) la scala viene utilizzata prevalentamente per definire le difficoltà di itinerari alpinistici di stampo classico;
b) i gradi sono riferiti a i singoli passagi incontrati lungo un tiro di corda;
c) le difficoltà descrivono passaggi su roccia superati senza l’ausilio di mezzi artificiali;
d) nel valutare i passaggi non si tiene conto della qualità delle protezioni  o della lunghezza di un’eventuale volo. 

 

In considerazione di quanto sopra esposto quando ci accigiamo a scegliere un itineraio alpinistico, sulla cui relazione troviamo gli ormai famosi numeri romani, dobbiamo sapere che sarebbe bene conoscere almeno un poco la storia di chi lo ha aperto, per avere una prima idea di cosa incontreremo (cercare una fila di chiodi su una Via di Preuss è a dir poco utopistico), avere la consapevolezza che lungo un tiro di corda potremmo trovare difficoltà discontinue e che quindi starà a noi individure il “facile nel difficile” seguendo quel percorso ideale già scritto nella roccia e in fine essere consci che dovremo utilizzare le nostre capacità fisiche e mentali per affrontare e superare le difficoltà descritte.  

 

In allegato un video di E. Comici tanto per farsi un’idea di come venivano affrontate le pareti alla fine degli anni 20. 

 

 

 Scala Francese

Oltrea all’U.I.A.A. alla fine degli settanta sono in molti a porsi il probelma di dare un nome alle difficoltà sopra al sesto. Lucien Davies, già  ideatore della scala delle difficoltà di insieme (F, PD, D …) propone una soluzione all’annoso problema affiancando al numero romano VI le lettere a , b , ecc. , è il 1978.  

Intanto nelle falesie francesi “ la difficoltà” schizza verso l’alto, P. Berhault libera  PERIL ROUGE 7a (1977) e i galletti iniziano ad indicare i passaggi su roccia più difficili del sesto con gli ormai famosi 6.a, 6.b, ecc. Attenzione però il 6.a di quei tempi non corrisponde ancora a quello di oggi, infatti alla fine degli anni ottanta Francois Lambade ufficializzerà quella che oggi conosciamo come scala francese sostituendo i gradi espressi in numeri romani con quelli arabi seguti da lettere minuscole e  comparando il VI al 5a.  

Da quel momento inizia una lunga fase di assestamento nella comparazione fra le due scale più usate nel centro europa che porterà all’attuale 6.a = VI.

Oltre i gradi superiori al sesto anche quelli inferiori sono stati oggetto di analisi e comparazioni.
Le indicazioni riportate oggi nelle vie “plaisir” (4.a, 4.b) sono il frutto di una naturale evoluzione verso il basso della Scala Francese affermatasi nel tempo fra italiani, francesi e svizzeri ed utilizzata per gradare vie “facili” e perfettamente attrezzate.  

Oggi la Scala Francese rappresenta (nel centro Europa) l’indiscusso strumento di valutazione delle vie di arrampicata sportiva sia in falesia che nelle palestre indoor, inoltre viene utlizzata per gradare vie di più tiri, anche in ambiente, caratterizzate da protezioni a fix. Le sue caratteristiche possono essere così riassunte:

a) la scala viene utilizzata prevalentamente per definire le difficoltà di itinerari sportivi;
b) i gradi sono riferiti all’impegno globale di un tiro di corda;
c) le difficoltà descrivono passaggi su roccia superati senza l’ausilio di mezzi artificiali;
d) nel valutare i passaggi non si tiene conto della qualità delle protezioni  o della lunghezza di un’eventuale volo.

In fine è da precisare che sempre più spesso troviamo e troveremo anche nelle valutazioni di vie alpinistiche di stampo classico l’indicazione del grado con numeri arabi e lettere, questo se da un lato potrebbe non essere corretto per le caratteristiche (discontinuità) del terreno d’avventura, dall’altro ha il grosso pregio di consentire a coloro che frequentano prevalentemente le falesie di fondo valle di comprendere immediatmente e senza dubbi di comparazioni cosa andranno a fare in montagna. 

Qui di seguito la scheda di comparazione fra Welzembach e Francese approvata dall’U.I.A.A.
Come detto in precedenza non troviamo i gradi sotto il 5.a. in quanto non ancora ufficialmente parametrati.

Climbing Records Model (2) copia

In ultimo abbiamo voluto inserire un elenco delle ascensioni in falesia che hanno fatto storia.
Fonte: www.planetfear.com

 

  • 1979 TonyYaniro, GRAND ILLUSION, 8a
  • 1983 Dave Cuthbertson, REQUIEM, 8a+
  • 1984 Wolfgang Gullich, IM RUCHEN, 8b
  • 1984 W. Gullich, PUNKS IN THE GYM, 8b/8b+
  • 1986 Wolfgang Gullich, GHETTO BLASTER, 8b+
  • 1988 Wolfgang Gullich, WALL STREET, 8c
  • 1990 Ben Moon, HUBBLE, 8c+
  • 1991 Wolfgang Gullich ACTION DIRECTE, 9a
  • 1992 Alex Huber, OM, 9a
  • 1995 Fred Rouling,  AKIRA, 9b

Nel video un mito del passato Action Directe di W. Gullich e uno del futuro Adam Ondra

 

Bibliografia:
ALPINISMO SU ROCCIA, I manuali del Club Alpino Italiano.
ALPINISMO, 250 ANNI DI STORIA E DI CRONACHE, I manuali del Club Alpino Italiano.
ALP, CDA & Vivalda editori
ARRAMPICATA SPORTIVA di Güllich W., Kubin A -- HOEPLI