Vie di cresta nel Massiccio del Bernina
- 28 novembre 2009
- scritto in Alpinismo
- da Daniele Moretti
Massiccio prevalentemente glaciale e più elevato delle Alpi Retiche (4049 m) , il Bernina si estende tra Engaldina al Nord e Valle dell’Adda a Sud . Sul versante settentrionale (svizzero) si possono percorrere in successione salite di linee di cresta e traversate in quota in ambiente glaciale .
Il nostro viaggio ha inizio dal Pontresina in una giornata di metà luglio ’09 . Il primo giorno risaliamo la Val Roseg fino al rifugio Tschierva , posto sulla riva destra della morena del Vedret da Tschierva, rendendoci subito conto di esserci immersi in un ambiente integro e affascinante .
L’indomani , ancora nel buio della notte , ci incamminiamo verso la vetta nord del Piz Roseg risalendo per la via “Eselgrat “ o “cresta dell’ Asino” secondo i primi salitori : 1400 m di dislivello con difficoltà di III/AD/
La cresta venne percorsa per la prima volta nel 1876 dal francese H. Cordier di soli 21 anni ) e l’inglese T . Middlemore , accompagnati dalle guide svizzere J.Johan e K. Maurer addetti a condure e intagliare scalini per i piedi nel ghiaccio… (non si disponeva di ramponi all’epoca) . Henri Cordier nel corso dell’estate del 1876 riusci in undici prime salite nelle Alpi, dal Bernina fino al Delfinato . Fra le piu famose ricordiamo la salita del Couloir Cordier su versante Argentiere dell’Aiguille Verte nel gruppo del M. Bianco : muore a 22 anni cadendo in un crepaccio a causa della sua miopia.
Ritorniamo a noi . Attraversiamo la morena verso sud est e scendiamo nel ghiacciaio all’altezza di un ruscello . Proseguiamo in direzione di una seraccata sotto gli ultimi contrafforti della cresta SO del Piz Monteratsch. Per un sistema di cenge sulla sinistra superiamo un sperone roccioso ridiscendendo di nuovo nel ghiacciaio . Al buio e con le sole frontali in testa , non è facile orientarsi se è la prima volta che si passa da quelle parti . Per nostra fortuna avanti a noi abbiamo una guida alpina svizzera con clienti, a cui abbiamo saggiamente ceduto il passo all’inizio del ghiacciaio cosi ci indica ora la strada .
Dalla base dello sperone roccioso del Piz Umur che separa il ghiacciaio in due , aggiriamo verso destra passando alla base di una muraglia evitando una zona di crepacci . Entriamo nel circolo superiore del ghiacciaio , che percorriamo con un ampio giro circolare quasi orizzontale a quota 3200m fin sotto la parete NE del Piz Roseg . Oltre una sella nevosa ha inizio la cresta rocciosa che va percorsa superando passi in roccia di 3°e 4° per aggirare vari gendarmi .Ripreso il filo di cresta si raggiunge una spalla nevosa a quota 3598 m e si risale fino ad una sella dove termina la via Normale del versante Ovest.
Si sale un pendio più ripido a sinistra oltrepassando un’ultima crepaccia terminale e si raggiunge la vetta nord del Roseg a quota 3920 m dove noi ci fermeremo . Il forte vento in quota ci ha messo alla prova . Per raggiungere la vetta vera e propria bisogna ridiscendere verso sinistra in direzione di una cresta di misto e risalirla fino in vetta : in queste condizioni preferiamo rinunciare .
Per la discesa verso la capanna Tschierva percorreremo lo steso itinerario a ritroso . La prima giornata in alta montagna è stata magnifica ma… dovremo mangiare per la seconda volta consecutiva allo Tschierva. Cenare per noi marchigiani è un verbo che esprime un concetto piuttosto concreto, peccato che non lo sia altrettanto per lo “chef” del rifugio. Bella la Svizzera!! Adatta per chi deve dimagrire …
Il terzo giorno si riparte alle 4.00 del mattino con meta la vetta del Bernina a 4049 m , risalendo una delle creste più famose e estetiche delle Alpi : la “Biancograt” ( 1450 m di dislivello dal rif. Tschierva, diff. IV/AD).
L’ascensione comporta quattro sezioni diverse : avvicinamento alla forcella Prievlusa , la cresta rocciosa che presenta passi in roccia di 4 ° , la cresta Bianco che conduce in vetta al Piz Bianco con tratti a volte ghiacciati e la cresta terminale di misto che porta , dopo un paio di discese in doppia , dalla breccia del Bernina fino in vetta .
E’ una salita completa , non banale e di sicura soddisfazione . Una volta arrivati in cima non è finita : bisogna rimanere attenti per discendere lungo la normale con tratti di cresta sia rocciosa che nevosa , esposta a Sud –Est . Nei tratti nevosi ed esposti troveremo neve “cotta”
dal sole visto l’ora in cui passeremo. Niente di difficile , ma richiede un occhio di riguardo anche perché si è stanchi e non si vede l’ora di raggiungere il rifugio Marco e Rosa , dove è possibile passare la notte , previa prenotazione .
Noi optiamo per questa soluzione visto che gia dal primo pomeriggio siamo immersi nella nebbia e non ci sembra il caso di intraprendere la via di discesa attraverso i Palu o la per la piu rapida discesa dello sperone della Fortezza .
Poi siamo appena rientrati in Italia e abbiamo un rifugio italiano a portata di mano . Qui se “magna” (!!) ed è cosa importante dopo due giorni di brodini svizzeri con dentro tre pezzetti carne caduti per sbaglio nella zuppa, che ovviamente dividiamo in parti uguali per ogni componente della cordata: uno a testa !
Alla sera il tempo peggiora come previsto e viene giù 15 centimetri di neve . Al mattino ci alziamo presto con l’idea di scendere a valle ritornando nel versante svizzero fino al rif. Diavolezza . Attraversando i tre Palu come da programma ? o per la piu corta via della “Fortezza” … di cui non abbiamo ovviamente la relazione!
Messo il naso fuori da rifugio la scelta è semplice : neve fresca e nebbia ! quindi niente traccia e alla ceca .Il sole già sorto , l’unico colore in cui siamo immersi è il bianco che impedisce di distinguere qualsiasi contorno di forma oltre i cinque metri di distanza .
Il rifugio è pieno di guide alpine svizzere … che guarda caso tutte vanno verso i Palu. Visto che la nebbia tarda a diradarsi ritardano la partenza anche loro. Di conseguenza anche noi …
Finche la più “vecchia” delle guide svizzere ( ad occhio sui 65 anni ) esce dal rifugio , lega i sui tre clienti e scopare in un attimo nella nebbia . Ad una , a una anche le guide si incamminano : alcune di loro conoscono quel posto come le proprie tasche ( virtù non da poco della vecchiaia : l’esperienza ) . Noi da buoni italiani , ci mettiamo a trenino , nel mezzo …
Passiamo sotto il Bellavista senza vederlo , saltando una serie di crepi che mai senza una traccia marcata avremo potuto scovare il punto giusto per attraversarli .In prossimità della Forca del Bellavista la nebbia si dirada in alto e riappare sopra a noi un cielo di un blu stupendo .Ora possiamo ammirare tutto quello che ci circonda in alto , in basso ancora nebbia . Dalla cresta della Biancograt percorsa il giorno prima fino ai seracchi del Bellavista posti appena sopra . In basso il pendio glaciale che conduce verso nord allo sperone roccioso della Fortezza , non ancora tracciato e parzialmente immerso nella nebbia . Senza una relazione e non conoscendo il posto , non ci resta che proseguire per i Palu.
Alla base della cresta rocciosa del Palu Occidentale si sono accumulate tutte le cordate partite in fila indiana dal Rif. Marco e Rosa . La guida piu “vecchia” evita la cresta rocciosa a destra per il ghiacciaio e risale direttamente verso la cima del Palu Centrale . Noi , come le altre cordate, proseguiamo lungo la cresta rocciosa , ricoperta di neve fresca . Circa a metà cresta ci rendiamo conto che questo ci avrebbe fatto perdere del tempo : il sovrapporsi delle cordate nei passaggi obbligati ci da riflettere sul proseguire o meno . Ora la nebbia è scomparsa completamente . Dal basso notiamo alcune cordate che stanno risalendo e discendendo per la Fortezza ormai sgombra dalla nebbia . Di comune accordo invertiamo rotta , arrampicando in discesa sul filo di cresta . Attraversiamo il ghiacciaio fino all’inizio della zona rocciosa della Fortezza , ricoperta dalla neve fresa .
La Fortezza è quello che si può definire un mucchio di breccia , dove ogni blocco sta l’uno sopra all’altro , per caso . Non è un bel posto , ma solo il mezzo più rapido per scendere verso valle. La discesa è agevolata dai numerosi ancoraggi gia predisposti per l’assicurazione o per le doppie . Alla fine dello sperone attraversiamo tutto il ghiacciaio fino alla base della morena che ora va risalita per 200 m fino al Rif. Diavolezza , dove il viaggio si conclude difronte ad un boccale di birra. Anzi no, il viaggio avrà fine solo qualche ora dopo in Valtellina , a pochi chilometri da Chiavenna , nel ristorante di “Croto Quartino “ : ogni bella cosa finisce davanti ad un piatto e a un buon bicchiere di vino .
Daniele M.
- Biancograt , la” scala del cielo “
- Piz Roseg , via Eselgrat
- valle Roseg, avvicinamento al rifugio Tschierva
- cresta rocciosa dell’ Eselgrat
- cresta rocciosa dell’ Eselgrat
- spalla nevosa 3598 m
- pendio terminale della vetta N del Piz Roseg
- pendio terminale della vetta N del Piz Roseg
- vetta nord del Piz Roseg
- Pizzo Bianco lungo la via Biancograt
- Biancograt
- sulla “Scala del cielo “
- vetta del Piz Bernina
- vetta del Pizzo Bianco
- Vetta del Piz Bernina 4049 m
- cresta finale della Biancograt quasi in vetta al Bernina
- nella nebbia..
- La Fortezza ,in basso a sinistra
- Seracchi del Bellavista
- Cresta rocciosa del Palu Occidentale
- Forcla del bellavista
- Inizio della discesa della Fortezza
- lungo la discesa della Fortezza
- sulla morena sotto il Diavolezza
- La Fortezza
- i tre speroni del Palu
- compagni di cordata …
Titolo: Vie del Cielo
Le più belle salite di cresta delle Alpi
Autore: Mario Colonel
Pagg. 252 (libro fotografico a colori 23×30)
€ 50,00
Editore: CDA & Vivalda, Torino 2003
Su questo volume troverete dettagliate informazioni degli itinerari del Gruppo Bernina appena descritti nel mio racconto . E’ un libro stupendo che invita a percorrere le più famose e classiche vie di cresta delle Alpi . Grazie alle spettacolari foto di Colonel , gia solo sforgliandolo , ti fa sognare di vivere intense e emozionanti giornate di montagna .














































