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Massiccio prevalentemente glaciale e più elevato delle Alpi Retiche (4049 m) , il Bernina si estende tra Engaldina al Nord e Valle dell’Adda a Sud . Sul versante settentrionale (svizzero) si possono percorrere  in successione salite di linee di cresta  e traversate in quota in  ambiente glaciale  .

Il nostro viaggio   ha inizio dal Pontresina in una giornata di metà luglio ’09  . Il primo giorno risaliamo la Val Roseg fino al rifugio Tschierva , posto sulla riva destra della morena del Vedret da Tschierva, rendendoci subito conto di esserci immersi in un ambiente integro e affascinante .

L’indomani , ancora nel buio della notte ,  ci incamminiamo verso la vetta nord del Piz Roseg risalendo per la via “Eselgrat “ o “cresta dell’ Asino” secondo i primi salitori : 1400 m di dislivello con difficoltà di III/AD/

DSC07450 cresta La cresta venne percorsa   per la prima volta nel 1876  dal francese  H. Cordier di  soli 21 anni ) e l’inglese  T . Middlemore  , accompagnati  dalle guide svizzere J.Johan e K. Maurer addetti a condure e intagliare scalini per i piedi nel ghiaccio… (non si disponeva di ramponi all’epoca) . Henri Cordier  nel corso dell’estate del  1876  riusci in undici prime salite  nelle Alpi, dal Bernina fino al Delfinato . Fra le piu famose ricordiamo la salita del Couloir Cordier su versante Argentiere dell’Aiguille Verte  nel gruppo del M.  Bianco : muore a 22 anni cadendo in un crepaccio a causa della sua miopia.

Ritorniamo a noi . Attraversiamo la morena verso sud est e scendiamo nel   ghiacciaio  all’altezza di un ruscello . Proseguiamo  in direzione di una seraccata  sotto gli ultimi contrafforti della cresta SO del Piz Monteratsch. Per un sistema di cenge sulla sinistra superiamo un sperone roccioso ridiscendendo di nuovo nel ghiacciaio .  Al buio e con le sole frontali in testa , non è facile orientarsi se è la prima volta che si passa da quelle parti . Per nostra fortuna avanti a noi abbiamo una guida alpina svizzera con clienti, a cui abbiamo saggiamente ceduto il passo all’inizio del ghiacciaio cosi   ci indica ora la strada .

Dalla base dello sperone roccioso del Piz Umur che separa  il ghiacciaio in due , aggiriamo verso destra passando alla base di una muraglia evitando una zona di crepacci . Entriamo nel circolo superiore del ghiacciaio , che percorriamo con un ampio giro circolare quasi orizzontale a quota 3200m fin sotto la parete NE del Piz Roseg  . Oltre una sella nevosa ha inizio la cresta rocciosa che va percorsa superando passi in roccia di 3°e 4° per  aggirare vari gendarmi .Ripreso il filo di cresta si raggiunge una spalla nevosa a quota 3598 m  e si risale  fino ad una sella dove termina la via  Normale del versante Ovest.  DSC07482Si sale un pendio più ripido a sinistra  oltrepassando un’ultima crepaccia terminale e si raggiunge la vetta nord del Roseg a quota 3920 m dove noi ci fermeremo . Il forte vento in quota  ci ha messo alla prova  . Per raggiungere la vetta vera e propria bisogna ridiscendere verso sinistra in direzione di una cresta di misto e risalirla fino in vetta : in queste condizioni preferiamo rinunciare .

Per la discesa verso la capanna  Tschierva  percorreremo lo steso itinerario a ritroso . La prima giornata in alta montagna è stata magnifica ma…  dovremo mangiare  per la seconda volta consecutiva allo Tschierva. Cenare per noi  marchigiani è un verbo che esprime un concetto piuttosto concreto,  peccato che non lo sia altrettanto  per lo “chef” del rifugio. Bella la Svizzera!! Adatta per chi deve dimagrire …

DSC07463-2Il terzo giorno si riparte alle 4.00 del mattino con meta la  vetta del Bernina a 4049 m ,  risalendo una delle creste più famose e estetiche  delle Alpi : la “Biancograt” ( 1450 m di dislivello  dal rif. Tschierva, diff. IV/AD).

L’ascensione comporta quattro sezioni diverse : avvicinamento alla forcella  Prievlusa  , la cresta rocciosa che presenta passi in roccia di 4 ° , la cresta Bianco che conduce in vetta al Piz Bianco con tratti a volte ghiacciati  e la cresta terminale  di misto che porta , dopo un paio di discese in doppia , dalla breccia del Bernina  fino in vetta .

E’ una salita completa , non banale e di sicura soddisfazione . Una volta arrivati in cima non è finita : bisogna rimanere attenti per  discendere lungo la  normale con tratti di cresta sia rocciosa che nevosa , esposta a Sud –Est . Nei tratti nevosi  ed esposti   troveremo neve “cotta” Biancograt , versante SEdal sole  visto l’ora in cui passeremo. Niente di difficile , ma richiede un occhio di riguardo anche perché si è  stanchi  e non si vede l’ora di raggiungere il rifugio Marco e Rosa  , dove è possibile passare la notte , previa prenotazione .

Noi optiamo per questa soluzione visto  che gia dal primo pomeriggio siamo immersi nella nebbia  e non ci sembra il caso di intraprendere la via di discesa attraverso i Palu o la per la  piu rapida  discesa dello sperone della  Fortezza .

Poi  siamo appena  rientrati  in Italia e abbiamo un  rifugio italiano a portata di mano . Qui se “magna” (!!) ed è cosa importante  dopo due giorni di brodini svizzeri con dentro   tre pezzetti carne caduti per sbaglio nella zuppa, che ovviamente dividiamo  in parti uguali per ogni componente della cordata: uno a testa !

Alla sera il tempo peggiora come previsto  e viene giù 15  centimetri di neve .  Al mattino ci alziamo presto   con l’idea di scendere a valle ritornando nel versante svizzero fino al rif. Diavolezza . Attraversando i  tre Palu come da programma ? o per la piu corta via della  “Fortezza” … di cui non abbiamo ovviamente la relazione!

DSC07530Messo il naso fuori da rifugio la scelta è semplice : neve fresca e nebbia ! quindi niente traccia e alla ceca  .Il sole già sorto , l’unico colore in cui siamo immersi è il  bianco  che impedisce di distinguere qualsiasi contorno di forma oltre i cinque metri di distanza .

Il rifugio è pieno di guide alpine svizzere … che guarda caso tutte vanno verso i Palu. Visto che la nebbia tarda a diradarsi  ritardano la partenza anche loro. Di conseguenza anche  noi …

Finche la più “vecchia” delle guide  svizzere ( ad occhio sui 65 anni ) esce dal rifugio , lega i sui tre clienti e scopare in un attimo nella nebbia . Ad una , a una anche le  guide si incamminano : alcune di loro conoscono quel posto come le proprie tasche ( virtù non da poco della vecchiaia : l’esperienza )  . Noi da buoni italiani , ci mettiamo a trenino , nel mezzo …

Passiamo  sotto il Bellavista senza vederlo , saltando   una serie di crepi che mai senza una traccia marcata  avremo potuto  scovare il punto giusto  per attraversarli .In prossimità della Forca del Bellavista  la nebbia si dirada in alto e riappare sopra a noi  un cielo di un blu stupendo .Ora possiamo ammirare tutto quello che ci circonda in alto   , in basso ancora nebbia . Dalla cresta della Biancograt percorsa il giorno prima  fino ai seracchi del Bellavista posti appena sopra  . In basso   il  pendio  glaciale che conduce verso nord allo sperone roccioso della Fortezza , non ancora tracciato e parzialmente immerso nella nebbia . Senza una relazione e non conoscendo il posto , non ci resta che proseguire per i Palu.

lungo la discesa della Fortezza

Alla base della cresta rocciosa del Palu Occidentale si sono accumulate  tutte le cordate partite in fila indiana dal Rif. Marco e Rosa  . La guida  piu “vecchia” evita la cresta rocciosa a destra per il ghiacciaio e risale direttamente verso la cima del Palu Centrale . Noi , come le altre cordate, proseguiamo  lungo la cresta rocciosa , ricoperta  di neve fresca .  Circa a metà  cresta ci rendiamo conto  che questo ci avrebbe fatto perdere del tempo : il sovrapporsi delle cordate  nei  passaggi obbligati ci da riflettere sul proseguire o meno  . Ora la nebbia è scomparsa completamente . Dal basso notiamo  alcune cordate che stanno risalendo e discendendo per la Fortezza ormai sgombra dalla nebbia . Di comune accordo   invertiamo  rotta , arrampicando in discesa sul filo di  cresta . Attraversiamo il ghiacciaio fino all’inizio della zona rocciosa della Fortezza , ricoperta dalla neve fresa .

La Fortezza  è quello che si può definire un  mucchio di breccia , dove ogni blocco sta l’uno sopra all’altro ,  per caso . Non è un bel posto , ma solo il mezzo più  rapido per scendere verso valle.   La discesa è   agevolata dai numerosi ancoraggi gia predisposti  per l’assicurazione o per le doppie . Alla fine dello sperone attraversiamo tutto il ghiacciaio  fino alla base della morena che ora  va risalita per 200 m fino al Rif. Diavolezza ,  dove il viaggio si conclude difronte ad un boccale  di birra. Anzi no,  il viaggio avrà fine solo qualche ora dopo in Valtellina , a pochi chilometri da Chiavenna , nel ristorante di “Croto Quartino “ : ogni bella cosa finisce davanti ad un piatto e a un buon bicchiere di vino .

Daniele M.

TitoloVie del Cielo
Le più belle salite di cresta delle Alpi
Autore:
Mario Colonel
Pagg. 252 (libro fotografico a colori 23×30)
€ 50,00
Editore: CDA & Vivalda, Torino 2003

Su questo volume troverete dettagliate informazioni degli itinerari del Gruppo Bernina  appena descritti nel mio racconto . E’  un libro stupendo che invita a percorrere le più famose e classiche vie di cresta delle Alpi . Grazie alle spettacolari foto di Colonel , gia solo sforgliandolo , ti fa sognare di vivere intense e emozionanti giornate di montagna .