recupero con mezzo Poldo Aggiungi due posti a tavola …

L’ingresso   di due  aspiranti istruttori sezionali nell’organico   è una buona notizia .  Entrambi giovani e pieni di entusiasmo , Daniele  (aspirante istruttore di roccia ) e Massimiliano ( aspirante istruttore di scialpinismo e roccia )  saranno sicuramente un buon investimento per futuro della scuola intersezionale di alpinismo e scialpinismo . Durante il tirocinio formativo è richiesto  di  frequentare  le  lezioni teorico-pratiche dei  corsi e degli aggiornamenti didattici organizzati dalla “Sibilla” e di impegnarsi nella formazione  personale e agli aspetti   tecnici ,didattici  e culturali delle specifiche  discipline  alpinistiche ,   come previsto nella circolare – documento del 26 -08-2009  della CNSASA  sulle  “Competenze dell’istruttore sezionale operante nel CNSASA”

Sabato 28 novembre abbiamo  dedicato una  giornata in Gola della Rossa a ripassare alcune    manovre basilari  e i  paranchi utili nell’ autosoccorso della cordata   :

  • Chiodatura e collegamenti di sosta due e più  punti
  • Uso del freno mezzo-barcaiolo , asola e contro-asola di bloccaggio
  • Nodi autobloccanti : Bellunese e Marchand
  • Passaggio dal freno mezzo-barcaiolo alla placchetta GI-GI
  • Uso  e caratteristiche del paranchi : semplice, doppio , Mezzopoldo  e Mezzopoldo con spezzone
  • Discussione delle problematiche relative agli attriti dovuti alla roccia e ai rinvii posizionati lungo la corda

Queste sono solo una parte delle tecniche di autosoccorso della cordata su roccia, che ci potrebbero essere utili per aiutare un compagno in difficoltà o evacuare un ferito da posizioni di eminente  pericolo  . Prima di affrontare  manovre più complesse   vanno  acquisite bene quelle più semplici e “metabolizzate”  più che impararle a memoria … o ostentare una pseudo-conoscenza.

La conoscenza di tutto ciò che riguarda l’autosoccorso( manovre di corda , nozioni di pronto soccorso, procedura di allertamento dei soccorsi, ecc ) dovrebbe   appartenere  al bagaglio culturale di ogni alpinista che si lega in cordata con altri compagni . Perché?  Per  consapevolezza dei rischi  che si incorrono in montagna e responsabilità reciproca degli uni verso gli altri . A maggior ragione  tali tecniche devono  essere note  anche a  chi si impegna nell’insegnare le discipline alpinistiche e a condurre allievi duranti i corsi come avviene ,per solo volontariato, nelle scuole Cai .

Non certo con il fine di sostituirsi alle squadre di  soccorso organizzato ( vedi il CNSAS per quanto riguarda la montagna ) , ma per far si che in caso di incidente in montagna si possa far fronte alle emergenze e soccorrere gli infortunati   nella frazione di tempo ( a volte non breve…) che va dal primo istante   fino al sopraggiungere sul luogo del Soccorso Alpino o delle altre strutture (118) che si occupano di emergenza sanitaria  ( ammesso che riusciamo in qualche modo  ad allertarli… ) . In questo spazio di tempo   dovremmo  limitare i danni all’infortunato  che si accentuerebbero  ad esempio se rimanesse  sospeso  all’imbrago  privo di coscienza   . Ecco che allora ci ritorneranno utili tutte le tecniche di auto-soccorso apprese durante le esercitazioni   al fine di spostarlo in un luogo più sicuro  come  una cengia o  la base della parete .

La casistica poi degli incidenti in montagna è ampia  . Varia in base alle condizioni ambientali e alle dinamiche dell’incidente stesso   . Pensare in anticipo  di prevedere ogni dinamica o essere pronti ad ogni evenienza è furviante più che stupido . L’incidente ci coglierà comunque di sorpresa  ( altrimenti l’avremo evitato !) : dobbiamo allenarci per saper improvvisare  un reazione  razionale e efficace : “FAR DI CONOSCENZA , VIRTU”.

Infatti , come ogni disciplina , le tecniche di auto-soccorso richiedono  una conoscenza approfondita e un periodico allenamento . Sono complesse ?  si .  Con  interesse e impegno   si imparano comunque . L’ ”allenamento a freddo ” gioca un ruolo importante  per essere preparati all’imprevisto e efficaci in caso di necessità . Ci troveremo comunque in difficoltà , coinvolti emotivamente . Avremo a che fare probabilmente con un amico  e non siamo ne  abituati  a soccorrere  quotidianamente , ne tanto più a farlo a persone a cui siamo legati emotivamente (…compagni di cordata) .

Daniele M.

Segue  un estratto della documento “Competenze dell’ Istruttore Sezionale operante nelle scuole della CNSASA”:

Percorso di formazione dell’Aspirante Istruttore Sezionale

L’aspirante Istruttore Sezionale, dopo l’ammissione nella scuola, svolge un tirocinio della durata di almeno un anno; in questo periodo segue un percorso di formazione, al fine di acquisire adeguate competenze che sono definite nel documento“Competenze dell’ Istruttore Sezionale operante nelle scuole della CNSASA”

L’aspirante aiuto istruttore viene seguito nel suo percorso di apprendimento da un tutor, nominato all’interno dell’organico dellascuola. Il tutor svolge un ruolo di sostegno e di guida durante il periodo di tirocinio; nelle varie uscite pratiche può delegare anche ad altri istruttori il compito di seguire l’aspirante istruttore e alla fine del periodo di tirocinio relaziona alla scuola sull’intero percorso di formazione.

In questo periodo di tirocinio la formazione si articola nelle seguenti tre fasi:

a) istruzione pratica: l’aspirante Istruttore Sezionale effettua un tirocinio formativo sul terreno durante il quale non ha mai responsabilità di allievi ed opera in affiancamento ad un istruttore. In ambito alpinistico o di arrampicata libera l’aspirante Istruttore Sezionale può assumere il ruolo di capocordata tra due aspiranti, mentre in ambito sci alpinistico egli può assumere il ruolo di conduttore di altro aspirante o di conduttore di sottogruppo (senza allievi) sotto la vigilanza di un istruttore titolato.

b) formazione specialistica: l’aspirante Istruttore Sezionale compie una formazione tecnica e culturale, frequentando lezioni su argomenti tecnici relativi alla disciplina (ad es. tecnica di progressione, materiali, catena di assicurazione, manovre di autosoccorso su ogni terreno,..), su materie di carattere generale (ad es. meteorologia, neve – valanghe – prevenzione – autosoccorso, elementi di primo soccorso, elementi di geologia e geografia, topografia, caratteristiche e tutela dell’ambiente alpino, storia dell’alpinismo e dello sci alpinismo, organizzazione del CAI, ecc.) e su tematiche riguardanti la gestione dei gruppi (ad es. elementi di metodologia didattica, struttura e finalità delle Scuole, ruolo e responsabilità nell’accompagnamento, polizze assicurative, ecc).

c) base culturale comune dei titolati CAI: l’aspirante Istruttore Sezionale partecipa ad un modulo formativo definito inambito UniCai che tratta argomenti di carattere culturale, considerati patrimonio comune dei titolati del CAI. Nella fase iniziale, qualora non fosse possibile soddisfare le richieste di partecipazione al modulo comune eventualmente organizzato da UniCai, ogni OTCO ha il compito di svolgere tale tipo di formazione. Allo scopo di favorire la socializzazione all’interno delle sezioni, gli incontri formativi potrebbero essere organizzati a livello sezionale o intersezionale.